Tanta fretta di crescere, ma quanto eran belle quelle nottate sui muretti a parlar del nulla?

by - 11:00

[Riflessione di un martedi sera qualunque]

L'altra sera uscivo dal corso d'inglese e, passando per il parchetto, ho visto due ragazzi che chiacchieravano su una panchina, fumavano una canna.

Tanta fretta di crescere, ma quanto eran belle quelle nottate sui muretti a parlar del nulla?

E' stato quello l'istante in mi sono resa conto del tempo che passa, più della prima volta che mi han dato del lei o che mi han chiamato signora.

So che potrei mettermi anche ora seduta su una panchina con un amico a fumare una canna, ma so anche che non sarebbe la stessa cosa. In fondo c'è il tempo delle panchine e quello dei ristoranti, quello delle canne e quello del vino.

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17 commenti

  1. e io che dovrei dire allora??????

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    1. Considerando che sulle panchine a fumar le canne non riesco ad immaginarti nemmeno a 15 anni, direi che anche per te è il tempo dei ristoranti.
      :) :) :)

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    2. Qualche canna invece me la sono fatta. L'ultima a quasi 27 anni

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    3. Non l'avrei mai detto. Davvero.

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  2. Già, prima si stava ed era tutto dannatamente migliore ;)

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    1. Io non lo so se prima si stava meglio, penso fosse diverso.
      Di sicuro c'era più spensieratezza, non sono sicura però che ce ne rendessimo conto...

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  3. Buongiorno.
    La fretta di crescere la considero un'esigenza sociale, non personale. Mi hanno strappato dalla mia stanza dei giochi a 5 anni perché dovevo cominciare ad andare a scuola. "E quando potrò giocare ancora? So già leggere e scrivere!" dicevo a mia madre. "Quando non andrai più a scuola potrai giocare quanto vorrai." mi rispose... Se non che mentre andavo a scuola, in buona parte ad aspettare i tempi di apprendimento dei compagni meno fortunati di me (avevo imparato a leggere e scrivere già a casa, tramite i fumetti), passavano i mesi e poi gli anni, e sono rimasto fagocitato nella necessità di inserirmi nella società.
    Vedevo un cane o un gatto che a 6 mesi era già in grado di procacciarsi cibo, mentre io, essere umano, ho dovuto seguire tutta una burocrazia evolutiva inventata dai miei progenitori...
    Quella "presa in giro" di mia madre su quando avrei potuto ritornare a giocare, all'epoca la presi sul serio, perché un bambino vede in un genitore un riferimento sincero, non il solito adulto che ti raggira come quando vuoi qualcosa e ti dicono "Dopo te la compro" aspettando che nel frattempo dimentichi quel desiderio!
    Allora trovai il modo di "continuare a giocare", facendo i compiti a casa appena dopo pranzo, e dedicando buona parte del pomeriggio a sviluppare la mia creatività giocando (scrivevo storie, costruivo coi Lego, m'inventavo programmi televisivi...), mentre la scuola procedeva col suo ritmo, con le sue impostazioni...
    Passando da un ciclo di studi all'altro, il tempo per i giochi (che intanto erano evoluti, almeno così mi pare di ricordare) si è risicato, essendo necessarie più ore per lo studio e del tempo per le relazioni interpersonali con almeno un paio di compagni di classe e/o ooi coetanei che si incontravano nel pomeriggio sotto casa per due tiri a pallone...
    Poi, si sa, ci si invaghisce di una ragazza, si può uscire la sera con gli amici, anche spostandosi in macchina... Ci si dimentica del senso del gioco, anche se forse è sempre presente ma evoluto in qualcosa che possiamo chiamare relax, divertimento, spensieratezza, ore di non studio. Poi però, a un certo punto, la scelta: "Che scuola vuoi fare adesso che hai finito le medie?", "Ti cerchi un lavoro, vai all'università o cerchi di entrare nelle forze armate?"
    Spaesamento... Ti rendi conto che di quasi tutto quello che hai studiato, nulla era pertinente alle tue passioni, semmai era qualcosa che veniva più semplice comprendere di altre discipline, ma ben diverso da "Ecco, sono cresciuto abbastanza e ho imparato il necessario per lavorare grazie a una passione che la società mi ha condotto per mano a imparare..." Di certo avevo imparato cose ben più complesse di quelle cui aspiravo, ma nel fare questo mi sentivo "cresciuto troppo" per aspirare ancora alle mie passioni sepolte dalla crescita stessa.
    Chi ha fretta di crescere, non capisce che ogni giorno potrebbe segnare l'avere trascorso metà della propria vita, tra l'altro la metà probabilmente migliore rispetto a quella che gli resta davanti.

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    1. Io credo che ogni età abbia il suo.
      Adesso probabilmente quella stanza dei giochi di te cinquenne non andrebbe più bene lo stesso, anche se tua madre non ti avesse "strappato" a quella in favore della scuola.

      C'è l'età dei giochi, quella degli amici che saremo amici per sempre - anche se forse non sarà così -, quella delle ragazze/i, ..., e poi c'è quella in cui cominci a pensare ai momenti felici che hai lasciato indietro.

      Il mio obiettivo di vita è essere stramaledettamente felice, indipendentemente dall'età. Questo solo per dire che davvero dobbiamo imparare a godercela.

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    2. La felicità va inseguita e conquistata, magari anche assaporata mentre la costruisci.
      Non ho mai preteso che la stanza dei giochi rimanesse quella, magari ora sarebbe un laboratorio dove si costruiscono giocattoli, o un banalissimo negozio dove se ne vendono. Difficilmente passo dritto davanti a una vetrina che espone trenini elettrici o scatole Lego, ma anche edicole, librerie: assieme alle varie ragioni per essere felice "da adulto", provo piacere anche nel sapere che quel "mondo" esiste ancora, adattato pure lui ai tempi che cambiano.

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  4. Verissimo, i tempi cambiano.
    Ogni tempo ha le sue cose, non è manco escluso che non possiamo rifarci una serata sulla panchina (perché no? io se capita lo faccio, ho la fortuna di avere molti amici giovani!), l'importante è non stare fuoritempo, rendendoci ridicoli... soprattutto a noi stessi XD

    Moz-

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    1. Non escludo una serata su una panchina, anzi, a me in estate ogni tanto capita, in città alta di solito.
      E' semplicemente diverso rispetto alla me di quasi 20 anni fa... Se fosse uguale saremmo ridicoli...:)

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  5. belle le chiaccherate sui muretti a tirar tardi xò le canne anche no :)

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  6. Pensarci mi fa molta nostalgia ma anche tenerezza...perchè se ripenso a come mi sembrava difficile la vita allora, ed a come in realtà guardandola adesso...era tutto così incredibilmente facile e leggero...ahhhhh(sospiro)

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    1. E' che siamo bravissimi a complicare anche le cose più semplici...
      :)

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